Edgar Davids


Nome EDGAR DAVIDS
Nazionalità Olanda
Squadra Ajax, Milan e soprattutto Juventus
Ruolo Centrocampista
Soprannome Il Pitbull
Qualcuno magari si commuoverà per questo doveroso tributo, vero Alby? Edgar Davids è stato uno di quei giocatori che se c’era da fare una squadra, io avrei scelto per primo. La sintesi perfetta di cattiveria agonistica, fisico e rabbia da mettere in campo sia che tu stessi giocando all’oratorio o una finale di Champions League. Dovrebbero far studiare il suo profilo sportivo ai giovani calciatori per fargli capire cosa vuol dire non mollare mai. Edgar Davids prima di tutto ha avuto il privilegio e la fortuna di crescere nel settore giovanile migliore d’europa. L’Ajax. Per chi non lo sapesse, l’Ajax degli anni 90 era la nazionale olandese. Tutti i suoi elementi uscivano dal settore giovanile, raramente acquistava giocatori da fuori. Ha più o meno avuto la stessa storia del Barcellona attuale, senza ovviamente avere nessun Messi, ma con tanti futuri campioni (Seedorf, Kluivert, i fratelli De Boer, Overmars, …ma queste sono altre storie). Edgar Davids cresce sotto l’ala protettiva di Van Gaal che gli darà il soprannome che lo accompagnerà tutta la vita: il pitbull. Il pitbull è un cane da combattimento, è un guerriero che non molla mai. Ed ecco come si presenta al mondo. Come uno che ti corre dietro anche quando vai a far la doccia.Come uno che ti morde le caviglie. Come uno che predica il sacro verbo “o palla o gamba” (molto spesso la seconda) ma che difficilmente molla la sua presa… Dopo aver vinto tutto con l’Ajax viene acquistato dal Milan a parametro zero. Ma a Milano le cose non vanno bene. Le prestazioni sono insufficenti, i tifosi mugugnano, lui non lega con i senatori dello spogliatoio…e così lascia Milanello senza aver avuto il successo sperato. Ma non va molto lontano…prende solamente l’autostrada A4 Milano Torino. E fa 100 km per entrare nella storia della Juventus. Qui rinasce e diventa una stella. Uno dei massimi interpreti mondiali del ruolo di mediano di rottura. Il suo compito era molto semplice. Lui rincorreva tutti indistintamente su tutto il campo. Maestro del tackle, rubava 100 palloni a partita e dava la palla a Zidane e Del Piero. Con la Juve gioca 7 anni a livelli altissimi, con un impressionante continuità di rendimento. Non è un giocatore che viene ricordato per i gol (uno bellissimo alla Dinamo Kiev in Champions su tutti), ma quantomeno per il suo essere un carro armato trascinatore. Vince 3 scudetti e perde tre finali di Champions entrando dritto nella leggenda. Andrà poi al Barcellona, all’Inter, al Tottenham, poi di nuovo all’Ajax. Attualmente a 40 anni gioca ancora nel Barnet in Inghilterra. E corre ancora dietro alle caviglie di chi gli sta davanti…